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Anna
Appolloni
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Poetessa |
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Ascolta ! Ed.Ibiskos-Ulivieri Prefazione di: Cristiano Mazzanti professore Il verso, con affascinante scansione ”distillata” fra sapienti pause di respiro profondo, quasi in apnea, invita ad una profonda meditazione dallo scorrere dell’acqua allo scorrere della vita. L’autrice coglie un momento magico-cinetico del flusso idrico in tutte le sue forme con dita di arpa e compone la sua sinfonia di riflessi caleidoscopici che racchiudono l’interiorità del cuore. La sua clessidra di gocce fuori del tempo (conduzione atarassica come il percorso della lumaca in lotta con la nevrosi strangolante della corsa degli “umani”) sembra riportare concretamente l’antico motto latino “gutta cavat lapidem”, “la goccia riesce a scavare la pietra” e le strofe incidono dentro i sentimenti, i dolori, gli addii a volte strizzati come spugne esistenziali ed i tragici “occhi a mandorla” in contrappunto con i denti stretti, sembrano prendere la mira per panorami che scavalcano la realtà ineluttabile. Non a caso la poesia di questo riferimento ha come titolo “Ed è la vita” posta di fronte all’altra “Ed è vile”. L’ed, quasi un tono biblico narrativo come il “ve” del testo ebraico, sottolinea la relazione, la concatenazione del flusso esistenziale che come la cascata, la pioggia, si forma con progressioni continue che creano appunto il mistero della corrente. Accanto alla delicata sensibilità verso le piccole cose, microcosmo di grande potenzialità, dalla lumaca all’odore del legno dopo il temporale (felice intuizione descrittiva che trasforma le parole in sensazioni tattili, tridimensionali) vengono affrontati i grandi temi dell’amore accanto ad acute immagini etno-sociali come la foto del cubano seduto sul rum, distillato di secoli. Infatti “i sassi” e non solo quelli della Via Appia sono “mescolati alla Storia”: i grandi monumenti cattedratici stanno di fronte alle pietre anonime ma sono quelle che permettono i passi di tutti i giorni. Da mettere in risalto anche lo specchio filosofico che insegna il vero riflesso del bello: secondo la massima greca “kalòs kai agathòs” non c’è il bello senza il buono, la vera bellezza è quella interiore che scaturisce dalla verità dell’io. Fra i passi accarezzati dal verso spicca la Versilia colta nel suo dialogo perenne fra mare e riva, altalena ritmica sull’orizzonte aperto come ali di gabbiano per abbracciare il cielo. Come chiusura un invito a tuffarsi nel bicchiere con la zanzara che danza ancora sul fondo con un concerto di zampine. Se queste composizioni vengono lette, scandite ed assimilate col giusto tono e attenzione profonda, il piccolo insetto portatore di una delicata bellezza nella sua struttura non affogherà ma continuerà a volare pungendo l’animo del lettore. Cristiano Mazzanti
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Zì Talì - Mephite srl Maria Altomare Sardella ...letto con crescente interesse, perché raccontando di te bambina, di tua nonna, hai esplorato esperienze che toccano tutti e l'hai fatto con profondità di sentimento e sincerità, voglio dire senza reticenze né artifici. Mi è piaciuto il confronto, direi a scacchiera, fra mondo infantile e mondo adulto, e infine il rilevare come i due stati, quello dell'infanzia e quello dell' età adulta abbiano un percorso circolare, che nel tuo scrivere, a tratti, assume i contorni del mistero. Ho trovato nel tuo scrivere passaggi di autentica poesia...E' un'opera bella, non banale e riesci a comunicare la finezza dei sentimenti che vuoi esprimere... 12 agosto 2011
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Zì Talì - Mephite srl Barbara Fiore ...undici racconti intrisi di poesia,sentimento e genuinità dell'animo umano;hai saputo trascinare il lettore in un turbinio di sentimenti ,passioni e ricordi di un passato nostalgico, caro a quanti lo hanno saputo riporre nell'intimità del proprio cuore. Silloge, leggera e spensierata come un fanciullo ma profonda come le radici di una quercia. 25 giugno 2011
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Zì Talì - Mephite srl Angelo Rosato leggo i tuoi racconti e non vorrei finirli, perché sono brevi ma come delle perle preziose. Hai già un tuo stile, semplice, spontaneo, immediato e incisivo. 16 giugno 2011
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Edizioni Laceno - Mephite srl L’Italia dell’immediato dopoguerra, quella dell’emigrazione dalla campagna verso i grandi centri urbani rivive attraverso il rapporto di una bambina e la sua adorata nonna, per tutti zì Talì. Ricordi trasformati in racconti; scene di vita quotidiana fatta di piccole e semplici gioie: una gita fuori porta, un pranzo all’aperto, l’entusiasmo per l’acquisto di un’automobile, ma a cui, ovviamente, non mancano momenti di difficoltà, lutti e dolorose perdite. Attorno a tutto ciò la famiglia si riunisce e si dona all’altro incondizionatamente. Il libro è leggero e godibile nonostante la evidente critica al mondo moderno che impedisce di riconoscere, e quindi di vivere, le piccole cose di cui è fatta la nostra quotidianità. maggio 2011
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Pensiero e poesiaed.Il filo Prefazione di : Gabriele La Portafilosofo
Scrivere poesia ormai è un atto coraggioso. Perché il linguaggio dominante, il linguaggio più diffuso, oggi,è quanto di più anti-poetico i possa immaginare: è il linguaggio dell’utile, dello strategico. Il linguaggio che pretenderebbe di descrivere e cose così come esse sono. Ma nel descrivere, il più delle volte, si cela un’intenzione differente, che è quella di controllare, di possedere. Il linguaggio corrente mira a definire, a stabilire contorni immutabili, a proiettarsi sull’essere cristallizzandolo per sempre. Altro è la poesia. E, in questo, il canto di Anna Appolloni è un esempio luminoso. Perché è un canto puro, semplice, immediato, fatto di rumori di passi, di volti intravisti tra casali e roseti, della naturale vicenda delle stagioni, di immagini di pace o sofferenza sempre sincere. Un linguaggio, oserei dire, fatto degli elementi semplici, immediati, di quella che chiamiamo vita. E qui sta il punto. Perché è proprio la semplicità ( qui un cedro che «Maestoso si eleva verso il cielo», là una lumaca che «signorile fronteggia le intemperie») la più sicura garanzia di poeticità del linguaggio. La parola di Anna Appolloni, mi, pare, non pretende di descrivere, bensì di evocare. Ed evocare non significa se non: alludere agli oggetti lasciandoli essere. Senza tentare di controllarli. Le poesie che state per leggere sfiorano la realtà senza volerla invadere, lasciandola intatta – e dunque preservandone il fascino (il semplice fascino, verrebbe ancora una volta da dire) e il mistero. «Non c’è verso di scovare/Cosa vibra dietro quell’ombra». Ecco. La realtà- anche la realtà talvolta lancinante della nostalgia, del rimpianto di qualcosa o qualcuno che non c’è più- è essenzialmente mistero. Anna affronta questo mistero con l’unico atteggiamento che possa sperare di sondarlo: la delicatezza. O, se preferite, un’immensa, costante pietas. «Così o sguardo vaga/ Ma nulla da odiare trova». Pietas, delicatezza,semplicità. Un canto puro e “innaturale”, quello di Anna Appolloni. E per questo coraggioso. Gabriele La Portafilosofo
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Hanno
scritto di Pensiero e poesia:
Gabriele
La Porta filosofo Hanno recitato opere di Pensiero e poesia Francesca
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